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Inosservanza disposizioni in materia di sicurezza ed allontanamento del lavoratore ( 14-01-2010)


L’allontanamento del lavoratore dal luogo di lavoro assume, sul versante della tutela delle condizioni di lavoro una doppia valenza.

 

Si può giungere a tale conclusione come logica conseguenza della mancata adozione da parte del datore di lavoro delle misure di sicurezza prescritte con vigore dal T.U. del 2008.

 

Il datore di lavoro è tenuto alla tutela dell’integrità psico-fisica del dipendente e la relativa omissione da parte dello stesso determina di regola un inadempimento grave.

 

E’ proprio in questa logica che il legislatore ha voluto riprodurre, nell’attuale art. 2, comma c, lett. n) del d. lgs. n. 81/2008, i parametri testuali dell’art. 2087 c.c., definendo la nozione di “prevenzione” come “il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali”.

 

Dunque l’eventualità che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, derivante dall’inosservanza, da parte del datore di lavoro, del dovere di garantire a ciascun lavoratore un luogo di lavoro sicuro, il lavoratore si allontani, rifiutando la prosecuzione della propria attività lavorativa, non produce alcuna conseguenza dannosa o pregiudizio a suo carico in considerazione dell’incontestabile fatto che allo stesso deve essere riconosciuto e garantito un vero e proprio diritto a pretendere ed ottenere la tutela della propria integrità personale.

 

Da quanto affermato deriva, come logica conseguenza, l’evidente carattere pubblicistico della normativa prevenzionistica, quale espressione della tutela di beni indisponibili, aventi dimensione sociale e valenza individuale, quali la sicurezza e la salute dei lavoratori.

 

Laddove, invece, l’inosservanza della normativa di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali sia da ascrivere al lavoratore stesso deve, in primis, rilevarsi che tale condotta costituisce ed integra violazione del dovere di diligenza codificato e sancito dall’art. 2104 del c.c.

 

Al riguardo, però, deve precisarsi come la situazione idonea a determinare, in tali casi, l’allontanamento del lavoratore scaturisce da un vero e proprio comportamento anomalo dello stesso.

 

Sussiste il c.d. comportamento anomalo laddove lo stesso “sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un comportamento del tutto esorbitante ed imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore”.

 

Ovviamente, come la Cassazione ha avuto modo di precisare più volte, l’abnormità e l’esorbitanza comportamentale del lavoratore deve essere valutata avendo quale necessario termine di riferimento le modalità tipiche di svolgimento del procedimento lavorativo e delle mansioni ad esso correlate, nonché le specifiche direttive sull’organizzazione del lavoro, impartite dai vertici aziendali.