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Sorveglianza sanitaria e provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica. ( 17-05-2010)


L’art. 42 del d. lgs. n. 81/08, così come modificato ed integrato dal correttivo 106/09, espressamente prevede e stabilisce che il datore di lavoro attua pedissequamente le misure indicate dal medico competente e qualora queste prevedano un’idoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.

 

La succitata norma richiamata espressamente prevede che il datore di lavoro, qualora le indicazioni del medico competente prevedano un’idoneità  alla mansione specifica, adibisca il lavoratore, ove concretamente possibile, ad altra mansione equivalente, superiore o inferiore, compatibile con l’accertato stato di salute, con diritto alla conservazione della retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte.

 

La concreta possibilità di adibire il lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle di originaria attribuzione costituisce una novità importante del succitato Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro in quanto il d. lgs. 626/1994, non prevedendo espressamente la possibilità di deroga al divieto di demansionamento ex art. 2103 c.c., poneva il problema della possibilità di adibire il lavoratore divenuto inidoneo a mansioni inferiori.

 

La giurisprudenza aveva già rivolto la propria attenzione sulla particolare questione avendo cura di precisare che, costituendo l’inidoneità sopravvenuta allo svolgimento della mansione giustificato motivo di licenziamento, non sussistevano in concreto ragioni per ritenere nullo l’eventuale accordo intercorso tra datore di lavoro e lavoratore rivolto precipuamente ad evitare il licenziamento l’assegnazione di quest’ultimo a mansioni diverse, sia pure inferiori.

 

Nel corso del tempo la giurisprudenza ha avuto cura di riconoscere, con orientamento consolidato, l’inconfutabile diritto del lavoratore divenuto inidoneo per patologia lavoro-correlata di pretendere dal datore di lavoro una collocazione lavorativa idonea a salvaguardare la sua salute nel rispetto dell’organizzazione aziendale.

 

Dall’esame della peculiare situazione in esame si è tratto come logico corollario il riconoscimento in capo al datore di lavoro dell’obbligo di ricercare in seno alla propria organizzazione aziendale una collocazione effettivamente adeguata al lavoratore divenuto inidoneo e solo qualora tale ricerca sia stata effettivamente svolta senza alcun esito positivo, sarà possibile ricorrere al provvedimento espulsivo consistente nel licenziamento del lavoratore.

 

Occorre aver cura di precisare che la riscontrata impossibilità, sul piano organizzativo, di assegnare il lavoratore a mansioni compatibili con le specifiche infermità e limitazioni fisiche da cui il medesimo sia affetto non giustifica l’assegnazione a mansioni non compatibili.

 

Salva rimanendo la possibilità per lo stesso di procedere al licenziamento del proprio dipendente per giustificato motivo oggettivo, in caso di comprovata impossibilità di assegnazione dello stesso a mansioni compatibili.