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Nessun risarcimento per l’infortunio occorso tra l’auto e l’abitazione del lavoratore. ( 03-06-2010)

Cassazione 27 aprile 2010 n. 10028
 

La fattispecie riguarda l’infortunio occorso ad una lavoratrice che mentre tornava a casa dal lavoro subiva una frattura del femore in seguito ad una caduta mentre scendeva dall’auto, dinanzi alla sua abitazione.

 

La lavoratrice infortunata ricorreva al Tribunale competente al fine di ottenere il riconoscimento dell’accaduto come infortunio sul lavoro del suddetto sinistro.

 

Il Giudice di primo grado respingeva con vigore il ricorso ritenendo che nel caso di specie non sussistessero assolutamente i presupposti per la configurabilità dell’infortunio in itinere.

 

La predetta decisione aveva trovato piena conferma da parte della competente Corte d’appello, la quale aveva arricchito la motivazione a base della propria decisione evidenziando come non si potesse parlare di infortunio in itinere in assenza di prova, da ritenersi a carico della lavoratrice ricorrente, che lo stesso fosse avvenuto in un luogo pubblico.

 

La peculiarità della pronuncia in esame deriva proprio dalle caratteristiche del caso. La vicenda involge un infortunio avvenuto in un luogo che alla luce degli esami espletati non poteva essere, con certezza, definito pubblico, il tutto anche in considerazione del fatto che la lavoratrice infortunata aveva dichiarato di essere giunta con la propria macchina in prossimità del portone dell’abitazione, dopo aver attraversato il giardino.

 

Investita della questione la Suprema Corte ha condiviso le conclusioni enucleate nei precedenti gradi di giudizio.

 

Nessuna violazione di legge poteva sul punto validamente sostenersi in quanto, per consolidato ed indiscutibile, orientamento giurisprudenziale in materia di indennizzabilità dell’infortunio in itinere l’onere probatorio grava in toto sul soggetto ricorrente.

 

E nel decidere la fattispecie esaminata la Suprema Corte si è conformata al costante orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’infortunio in itinere è indennizzabile solo ed esclusivamente se si verifica nella strada pubblica, mentre non è configurabile qualora l’evento accada nell’abitazione del lavoratore ovvero nei luoghi che sono nella sua disponibilità anche non esclusiva. Ciò in quanto la copertura assicurativa non può essere estesa a comportamenti che, per il luogo in cui sono posti in essere, non possono ritenersi correlati e finalizzati al lavoro sì da determinare l’aggravamento del rischio generico al quale sono esposti tutti gli altri soggetti.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che condizione indefettibile per l’effettiva ed incontestabile sussistenza dell’infortunio in itinere è il suo verificarsi in un luogo non rientrante tra quelli di esclusiva proprietà del lavoratore ovvero in quelli di proprietà comune, quali, a titolo meramente esemplificativo, le scale ed i cortili condominiali, il portone di casa, i viali dei complessi residenziali ed, ancora, le relative componenti strutturali.

 

Nel pieno rispetto di quanto evidenziato la Cassazione ha escluso la possibile indennizzabilità di un infortunio occorso ad un lavoratore scivolato con il motorino sulla rampa del garage al rientro a casa dopo il lavoro in considerazione che l’ipotesi contraria determinerebbe un’estensione illimitata della protezione assicurativa fino a giungere alla paradossale ed inaccettabile conseguenza di ricomprendere anche incidenti occorsi ai lavoratori al di fuori del raggio d’azione dell’attività lavorativa esercitata, quale condizione ineludibile per la richiesta del risarcimento dei danni subiti.