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La Cassazione precisa la puntuale posizione del datore di lavoro in materia di sicurezza. ( 08-06-2010)


Nel tornare a pronunciarsi in materia di responsabilità del datore di lavoro per violazione delle prescrizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, la Cassazione ha ribadito il proprio indirizzo in materia.

 

Preliminarmente occorre evidenziare e precisare come il datore di lavoro, per tutelare l’integrità psico-fisica del proprio dipendente, ha l’obbligo ex art. 2087 c.c. di predisporre tutte le cautele necessarie secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica utilizzata.

 

Nella fattispecie dalla quale la Corte prende le mosse per effettuare importanti precisazioni, si era verificato un grave incidente in ambito lavorativo in quanto uno degli sportelli di chiusura degli scomparti di un’apparecchiatura elettrica erano stati lasciati aperti.

 

Il lavoratore infortunato aveva sostenuto l’anomalia dello stato dei luoghi e la correlativa responsabilità del datore di lavoro.

 

Il datore di lavoro, dal canto suo, sosteneva che la succitata anomalia avrebbe dovuto indurre il lavoratore ad operare nel più rigoroso rispetto della procedura di sicurezza, che egli come tecnico esperto ed opportunamente istruito, ben conosceva.

 

La Cassazione prima di prendere posizione sulla concreta fattispecie ha avuto modo di evidenziare che l’art. 2087 c.c., norma di centrale importanza in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, per logica conseguenza il lavoratore che lamenti di aver subito a causa dell’attività lavorativa svolta un danno alla salute, ha l’onere di provare, in modo puntuale e preciso, l’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro ed il nesso causale fra questi due elementi strettamente correlati.

 

Quando il lavoratore abbia incontestabilmente provato tali circostanze, il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di avere adottato le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

 

E la relativa prova ha per oggetto l’adozione di tutte le misure dirette ad evitare l’evento verificatosi che, occorre ribadirlo, non si esauriscono tuttavia nell’osservanza di specifiche disposizioni di legge, in relazione al tipo specifico di attività imprenditoriale svolta: comprendono anche quelle c.d. innominate che siano necessarie in base alla peculiarità del lavoro all’esperienza ed alla concreta tecnica posta in essere.

 

La Cassazione va oltre in quanto stabilisce che l’osservanza delle prescrizioni prevede non solo la mera adozione delle misure necessarie, bensì, ove il concreto funzionamento delle stesse esiga la collaborazione del dipendente, il relativo controllo che effettivamente da parte del lavoratore questa collaborazione vi sia.

Ove questa collaborazione esiga un comportamento del lavoratore il datore di lavoro dovrà procedere inoltre alla puntuale informazione del dipendente in merito alla necessaria collaborazione ed alle conseguenze derivanti dalla relativa omissione.

 

Laddove inoltre tale comportamento debba essere attuato quotidianamente, il datore di lavoro dovrà procedere al relativo controllo con adeguata continuità e sollecitudine.

 

E poiché accettare una prestazione dal lavoratore effettuata senza l’osservanza di tale comportamento costituirebbe per il datore violazione delle predette prescrizioni, osservanza delle prescrizioni è rifiutare categoricamente tale prestazione.

 

Da ciò deriva, come logica conseguenza, che l’onere probatorio gravante ed incombente sul datore di lavoro coinvolge l’adempimento del suo obbligo nei molteplici aspetti analizzati ed involgenti, come evidenziato, anche la cooperazione del datore di lavoro.

 

Puntando l’attenzione sul ruolo rivestito dal lavoratore deve evidenziarsi come lo stesso è obbligato a cooperare in virtù dei generali principi di correttezza e buona fede derivanti dagli articoli 1375 del codice civile ed atti a prescrivere che laddove per la tutela dei prestatori si imponga come necessario anche un loro comportamento, in termini di cooperazione, questi, ponendo in essere la succitata collaborazione diretta alla propria tutela, rispetteranno i succitati principi.

 

Dopo aver stabilito ciò e nel trarre le conclusioni sulla fattispecie in esame, la Cassazione esclude in radice la corresponsabilità del dipendente evidenziando la grave omissione posta in essere e reiterata dal datore di lavoro nei confronti del dipendente stante, soprattutto, la delicatezza e pericolosità dell’attività dallo stesso esercitata.