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Appalti e Testo Unico 81/08 ( 22-06-2010)

I punti critici della nuova disciplina.
 

Il Testo Unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ha introdotto all’art. 26 una puntuale disciplina avente ad oggetto la delicata e peculiare materia dell’appalto.

 

Sin dall’inizio la succitata norma ha prestato il fianco a numerose critiche e problemi interpretativi conseguenza, probabilmente, della lunga gestazione della disciplina della materia fatta oggetto, negli ultimi anni, di ripetuti interventi normativi.

 

La norma in esame provvede alla ripartizione degli obblighi in materia di sicurezza, protezione e prevenzione in capo agli attori della operazione di esternalizzazione che si perpetra attraverso l’istituto dell’appalto.

 

Sul datore di lavoro/committente grava, in primis, l’obbligo ineludibile di avvalersi di un appaltatore dotato delle necessarie capacità tecnico-organizzative in relazione all’opera ovvero al servizio oggetti del contratto medesimo.

 

E proprio sul punto il legislatore ha introdotto una vera e propria procedimentalizzazione atta alla verifica di tali requisiti.

 

Ancora, il datore di lavoro dovrà procedere ad impartire una dettagliata informazione nei confronti dell’impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi avente ad oggetto i concreti rischi esistenti nell’ambiente di lavoro in cui i soggetti sono destinati ad operare nonché in ordine alle misure di prevenzione adottate in relazione alla propria attività.

 

Tale obbligo di informativa vede come unica destinataria l’impresa appaltatrice e non i singoli lavoratori dipendenti della medesima.

 

I datori di lavoro-committenti, gli appaltatori e gli eventuali subappaltatori sono poi destinatari congiunti degli obblighi di cooperazione in ordine all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi incidenti sull’attività lavorativa oggetto di appalto.

 

La peculiarità della nuova normativa risiede essenzialmente nel puntare l’attenzione sull’informazione reciproca tra tutti i soggetti al fine precipuo di tutelare tutti coloro che in conseguenza all’attività od al servizio oggetto dell’appalto si troveranno a prestare la propria attività lavorativa.

 

Ed il predetto obiettivo potrà trovare perfetta realizzazione attraverso la puntuale elaborazione dello specifico ed unico documento di valutazione dei rischi, il c.d. Duvri, contenente “le misure adottate per eliminare o, ove ciò non sia possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze”, documento da allegare a ciascun contratto di appalto, d’opera, di somministrazione.

La chiara finalità perseguita dal Testo Unico, con le prescrizioni in esame, è quella di fronteggiare i rischi connaturati ad attività di esternalizzazione attraverso una collaborazione sinergica.

 

In merito ai succitati rischi, non può omettersi di evidenziare come gli stessi potranno essere tanto “comuni” quanto “interferenziali”, tutti fisiologicamente derivanti allorché attività lavorative diverse si trovino ad interferire appunto e lavoratori formalmente dipendenti da più datori di lavoro si trovano ad operare in una situazione di contiguità spaziale e contestualità temporale.

 

La giurisprudenza ha avuto, nel corso del tempo, il merito di ridimensionare e precisare la portata della disposizione stabilendo che l’obbligo di cooperazione gravante sul datore di lavoro committente “non può intendersi come obbligo del committente di intervenire in supplenza dell’appaltatore tutte le volte in cui costui omette, per qualsiasi ragione, di adottare misure di prevenzione prescritte a tutela soltanto dei lavoratori in quanto l’obbligo del committente è limitato all’attuazione di tutte quelle misure rivolte ad eliminare i pericoli che, per effetto dell’esecuzione delle opere appaltate, vanno ad incidere sia sui dipendenti dell’appaltante sia su quelli dell’appaltatore, mentre per il resto ciascun datore di lavoro deve provvedere autonomamente alla tutela dei propri prestatori d’opera subordinati, assumendone la relativa responsabilità”.

 

In merito all’ambito applicativo delle disposizioni esaminate non può assolutamente omettersi di evidenziare come oggigiorno si faccia riferimento non solo ai c.d. appalti interni ma anche ai c.d. appalti extraziendali che trovano esecuzione al di fuori del perimetro dell’impresa committente e che realizzano, tuttavia, fasi del ciclo produttivo proprio di questa.

 

Da quanto evidenziato emerge chiaramente la ratio perseguita dal legislatore e consistente nel garantire una piena tutela a favore dei lavoratori onde evitare che gli stessi, in considerazione delle modalità attuative di esplicazione del lavoro scelte dal titolare, possano essere lesi nel loro inviolabile diritto all’integrità.