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Sicurezza - Appalti interni - Violazione degli obblighi imposti circa l’uso delle attrezzature di lavoro fornite all’appaltatore e responsabilità dell’appaltante ( 13-12-2010)

La Suprema Corte, con la decisione in esame, si sofferma nuovamente sul tema degli obblighi incombenti al datore di lavoro che sia anche titolare dell’impresa appaltante i lavori da svolgere da parte delle imprese appaltatrici, individuando il legame intercorrente tra gli obblighi spettanti al primo, in quanto datore di lavoro, e quelli, pure sul medesimo gravanti, ma a diverso titolo, ovvero scaturenti dagli obblighi di coordinamento e cooperazione che incombono a norma dell’art. 26 del D.Lgs. n. 81 del 2008.

 


Il caso

Il principio di diritto affermato dalla Corte vedeva imputati, da un lato, il responsabile di cantiere di un’impresa appaltante e, dall’altro, il titolare della ditta cui il primo aveva appaltato i lavori di realizzazione delle strutture in cemento armato presso il cantiere. Uno dei dipendenti della ditta appaltatrice, utilizzando una sega circolare messa a disposizione dalla ditta appaltante, mentre era intento a tagliare alcuni cunei in legno con detta sega, sprovvista di cuffia di protezione della lama, veniva accidentalmente in contatto con la lama medesima, riportando una ferita lacero – contusa con frattura scomposta della prima falange del V dito della mano dx, derivandone uno stato di malattia ed incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni di durata superiore a 40 giorni.

La responsabilità del primo era stata individuata per aver messo a disposizione dell’impresa appaltatrice una sega circolare fissa munita di una cuffia di protezione della lama non originale e montata in modo tale da non consentirne il corretto funzionamento e da rendere necessaria la sua rimozione per evitare contatti tra la cuffia stessa e la lama nonché, ancora, nell’aver consentito che i dipendenti della ditta appaltatrice utilizzassero tale strumento di lavoro privo della cuffia di protezione della lama.

In sede di merito, accertato che effettivamente la sega circolare era sprovvista della cuffia protettiva e che tale circostanza era nota al datore di lavoro della ditta appaltante, si era anche verificato che lo strumento di lavoro era stato concesso in uso ai dipendenti della ditta appaltatrice per espressa previsione contenuta nel contratto di appalto.

Per tale ragione, quindi, il responsabile di cantiere della ditta appaltante era tenuto a verificare la conformità dello strumento di lavoro alla normativa prevenzionistica e non poteva non conoscerne i difetti, anche perché sovente si recava in cantiere sia per verificare l’avanzamento dei lavori che le loro modalità esecutive.

Circa, poi, la contestazione del responsabile della ditta appaltante secondo cui nessun obbligo di controllo gravasse su di lui circa l’idoneità degli strumenti di lavoro, per non essere destinatario di obblighi di sicurezza nei confronti dei dipendenti dell’altra azienda, i giudici di merito valorizzavano la necessità di coordinare la disciplina dettata dall’art. 71 (all’epoca dei fatti prevista dall’art. 35 del D.Lgs. n. 626 del 1994) con quella prevista dall’art. 26 del D.Lgs. n. 81 del 2008 (all’epoca, invece, contenuta all’art. 7 del medesimo D.Lgs. n. 626).

La decisione della Cassazione

La tesi sostenuta dalla difesa è stata ritenuta infondata. Sul punto i giudici di Piazza Cavour hanno precisato che il responsabile di cantiere della ditta che aveva appaltato i lavori, in quanto committente, era il soggetto responsabile della prevenzione.

In secondo luogo, sotto il profilo normativo, la Corte ha sposato la tesi, sostenuta dai giudici di merito, secondo cui la normativa disciplinante la materia in esame fosse esattamente rappresentata, da un lato, dall’art. 35 del D.Lgs. n. 626/1994 (oggi, art. 71 del D.Lgs. n. 81/2008) e, dall’altro, dall’art. 7 del D.Lgs. n. 626/1994 (oggi sostituito dall’art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008). Com’è noto, il primo – recentemente modificato dall'art. 44 del D.Lgs. n. 106 del 2009 – sotto la rubrica “Obblighi del datore di lavoro” impone a quest’ultimo di mettere a disposizione dei propri dipendenti attrezzature adeguate al lavoro ed idonee a fini della sicurezza; il secondo – anch’esso recentemente modificato dall'art. 16 del D.Lgs. n. 106 del 2009 -, sotto la rubrica “Obblighi connessi ai contratti d'appalto o d'opera o di somministrazione”, impone al medesimo datore, in caso di affidamento in appalto, di fornire all’appaltatore le informazioni sulle misure di prevenzione e protezione adottate e di cooperare all’attuazione delle stesse e di coordinare gli interventi di protezione e prevenzione.

Orbene, evidenzia la Corte come – a prescindere dalla necessità di contestare quale autonomo profilo di colpa la violazione di tale ultima norma che impone una specifica regola cautelare in materia di obblighi connessi ai contratti di appalto – non può non ribadirsi il principio secondo cui il committente è corresponsabile con l'appaltatore o col direttore dei lavori, qualora l'evento si colleghi causalmente anche alla sua colposa azione od omissione. Detta corresponsabilità deve essere affermata sia quando egli abbia dato precise direttive o progetti da realizzare, e le une e gli altri siano già essi stessi fonte di pericolo, ovvero quando egli abbia commissionato o consentito l'inizio dei lavori, pur in presenza di situazioni di fatto parimenti pericolose.

Ed invero, precisa la Suprema Corte, il margine più o meno ampio di discrezionalità eventualmente conferito ai soggetti innanzi indicati (appaltatore e direttore dei lavori) non esclude di per sè la sua colpa concorrente sotto il profilo eziologico (Cass. pen., sez. III, n. 8134 del 21/07/1992, P.C. in proc. T., in Ced Cass. 191387; conf., sul punto: Cass. pen., sez. IV, n. 31450 del 20/08/2002, L. e altro, in Ced Cass. 222204).

Ne consegue, pertanto, a giudizio dei Supremi Giudici, che l’obbligo del datore di lavoro di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature adeguate al lavoro ed idonee ai fini della sicurezza, di assicurarsi che le stesse siano installate in conformità delle istruzioni del fabbricante, di verificarne il loro corretto utilizzo ed assicurarne un’idonea manutenzione (art. 71, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) deve essere coordinato con la norma che impone al datore di lavoro, in caso di affidamento di lavori ad imprese appaltatrici, l’obbligo di fornire a queste ultime, tra l’altro, informazioni sulle misure di prevenzione e protezione adottate, di cooperare all’attuazione delle medesime e di coordinare gli interventi di protezione e prevenzione (art. 26, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81).

Cassazione penale, sez. IV, sentenza 22 novembre 2010, n. 41074

di Alessio Scarcella